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Cannabis per uso terapeutico: via libera della Camera

È stata approvata alla Camera dei Deputati la legge sull’uso terapeutico della cannabis. La proposta ha ricevuto il via libera dal palazzo di Montecitorio e adesso dovrà essere esaminata dal Senato. Nella normativa comunque non si parla di una legalizzazione completa della pianta, ma vengono date informazioni precise sull’uso della cannabis a fini terapeutici, sulla ricerca scientifica e sui potenziali usi medici del prodotto.

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Cosa prevede la legge sulla cannabis

In particolare viene specificato che il medico può prescrivere dei farmaci a base di cannabis per favorire la terapia contro il dolore. Nella ricetta del medico dovranno essere indicate la dose, la modalità di assunzione e la durata della terapia. In ogni caso quest’ultima non potrà superare i tre mesi di tempo.

I medicinali in questione saranno messi a disposizione dal Servizio Sanitario Nazionale. La produzione e la preparazione dei farmaci saranno compito dello stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze. In alcuni casi potrebbe essere necessario importare il prodotto verso altre istituzioni.

Le prescrizioni dovranno essere controllate dalle regioni e dalle province autonome, che dovranno fornire ogni anno i dati specifici all’Istituto Superiore di Sanità. Sono specificate anche delle regole ben precise per le campagne di informazione e per la formazione del personale sanitario.

Le reazioni dei politici

Il Partito Democratico ha definito il testo un passo importante verso la legalizzazione. Ma non sono mancate le delusioni da parte di alcuni esponenti politici. Il senatore di Forza Europa Benedetto Della Vedova afferma che è stata una vera e propria sconfitta per l’intergruppo Cannabis Legale.

Anche Maria Stagnitta, presidente del Forum Droghe, ha commentato con un po’ di amarezza, perché la Camera ha stralciato il resto dei temi della proposta di legge, realizzando un testo che definisce “piuttosto deludente”. Il presidente della commissione Ambiente, Ermete Realacci, ha fatto notare che l’Italia sarebbe pronto per una proposta più estesa.

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